612 25. Si portò dunque a Roma, dove il signor
papa Onorio e tutti i Cardinali lo accolsero con grande devozione.
Ed a ragione, perché si ripercuoteva visibilmente nella
sua vita e nelle parole il profumo della sua fama, e non era
quindi possibile non venerarlo. Predicò davanti al
Papa ed ai Cardinali con animo franco e pieno di ardore, attingendo
dalla pienezza del cuore, come gli suggeriva lo Spirito. Alla
sua parola si commossero quelle altezze e, traendo profondi
sospiri dall'intimo, lavarono con lacrime l'uomo interiore.
Terminato il discorso e dopo qualche istante di cordiale colloquio
col Papa, alla fine così espose la sua richiesta: «Non
è facile, Signore, come sapete, per gente povera e
umile avere accesso a così grande maestà. Avete
nelle mani il mondo e gli impegni molto importanti non permettono
di dedicarsi alle minuzie. Per questo, Signore, - continuò
- chiedo al tenerissimo affetto di vostra Santità di
concederci come papa il Signore d'Ostia, qui presente; così,
rimanendo sempre intatta la dignità della vostra preminenza,
i frati potranno rivolgersi a lui in tempo di necessità,
ed essere, con vantaggio, difesi e governati».
Il Papa gradì una richiesta tanto santa, e subito prepose
all'Ordine, secondo la domanda dell'uomo di Dio, il Signor
Ugolino, allora vescovo d'Ostia. Il santo cardinale accettò
con amore il gregge, che gli era stato affidato, lo allevò
premurosamente, e ne fu insieme pastore ed alunno sino alla
beata fine.
E’ a questa particolare sottomissione che si deve la
prerogativa di amore e la sollecitudine, che, da sempre, la
Chiesa Romana non cessa di testimoniare all'Ordine dei minori.
Fine della Parte prima